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Dom, Lug

Cultura

Argomento: Letteratura
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A Palermo, dove Sciascia trascorre l’ultimo periodo della vita, non esce più di casa. Il dolore è attutito dalla morfina. Ai familiari consegna le ultime volontà e scrive l’epitaffio tombale, una frase dello scrittore Villiers de l’Isle-Adam: «Ce ne ricorderemo di questo pianeta»: espressione di nostalgia mista a rimpianto, certo, di distacco e di dolente ironia, ma che lascia intendere la sopravvivenza della memoria, il ricordo di averla abitata la terra, questa nostra terra, dove le coincidenze sono troppe. E ricordarsene dopo la morte, a dispetto di chi l’avrebbe voluto ateo, potrebbe essere una inequivocabile cifra di immortalità personale. Il senso? Forse, e solo lui poteva saperlo, giacché il concetto nel momento in cui pare svelarsi si vela.

Leggi tutto: Sull’epitaffio tombale di Sciascia

Argomento: Archeologia
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Un convegno dedicato a «Catastrofi distruzioni storia – dialoghi sull’archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo» con la partecipazione dell’archeologo Giovanni Di Stefano che relazionerà su Cartagine


Ragusa, 16 novembre 2020 — Dal 19 al 21 novembre si svolgerà il Convegno di archeologia «Catastrofi Distruzioni Storia» promosso dalla Fondazione Paestum, dall’Università di Salerno e dalla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

Leggi tutto: Catastrofi distruzioni storia. Un importante...

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Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989

 

Sta male Sciascia per una frattura alla vertebra in seguito ad una caduta nel maggio del 1980. Anche i guasti provocati dal fumo incidono negativamente suo malessere. Nell’estate del 1988 si reca nel Friuli, a Percoto, per un periodo di vacanza con la moglie, ospite dei Nonnino, produttori di grappa. Qui scrive Il cavaliere e la morte. Trascorre la villeggiatura estiva nella sua casa di campagna in contrada Noce di Racalmuto, dove vanno a trovarlo gli amici, tra cui Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo. Si muove a fatica e si appoggia al bastone.

I motivi di salute gli impediscono di portare avanti un lavoro sulla vita di Telesio Interlandi[1], di cui aveva raccolto una copiosa documentazione[2]. Nel 1989 è a Milano per sottoporsi a complesse e lunghe analisi; la diagnosi definitiva è: mieloma micromolecolare, detto delle «catene leggere», rara forma tumorale al midollo osseo. Si sottopone a chemioterapia e successivamente alla dialisi, tre volte la settimana. A Palermo, dove trascorre l’ultimo periodo della vita, non esce più di casa. Il dolore è attutito dalla morfina. Ai familiari consegna le ultime volontà e scrive l’epitaffio tombale, una frase dello scrittore Villiers de l’Isle-Adam: «Ce ne ricorderemo di questo pianeta».

Muore a Palermo alle 7 del mattino del 20 novembre, qualche settimana dopo dell’abbattimento del muro di Berlino. I funerali sono celebrati a Racalmuto nel santuario della Madonna del Monte, dal vescovo di Agrigento. È una mattina nuvolosa. La folla dei paesani, e le autorità, e gli uomini di cultura accorsi da ogni parte d’Italia, dentro e fuori la chiesa, partecipano commossi alle esequie.

Leggi tutto: Nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia

Argomento: Letteratura
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Gesualdo Bufalino, come molti siciliani, è di cultura francese; il suo linguaggio è iperletterario e la libertà stilistica si nutre di una coscienza morale per l’amore viscerale della Sicilia come appare nelle due sue opere intitolate La luce e il lutto (Sellerio, Palermo, 1988) e Museo d’ombre (Palermo, Sellerio, 1982). Prima di presentarle mi sembra però opportuno accennare alla sua vita per mettere in evidenza le tappe più significative della formazione culturale.

Leggi tutto: Gesualdo Bufalino e il racconto della Sicilia

Argomento: Libri antichi
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Scicli, 22 ottobre 2020 — Verrà prolungata fino al 1° novembre Tratti d'Archivio, la mostra organizzata dal Centro Studi e Documentazione Città di Scicli presso Palazzo Spadaro, visitabile, in ossequio a tutti i protocolli dovuti alla prevenzione contro la diffusione del Covid-19, dallo scorso 3 ottobre e che tanto successo e apprezzamento ha ricevuto da addetti ai lavori, appassionati e semplici viaggiatori.

Leggi tutto: Tratti d'archivio: a Scicli mostra prolungata...

Argomento: Libri
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Modica, 28 settembre 2020 — Al via lo scorso sabato presso l’Atrio comunale di Modica la XV stagione dei "sabati letterari" del Caffè Quasimodo, che si snoderà in 16 appuntamenti fino a maggio 2021.

Il primo appuntamento, dopo il saluto del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, è stato dedicato alla presentazione del libro dello scrittore e saggista Alessandro Centonze, magistrato, dal titolo Il “giallo nordico” e i suoi dintorni, ed è stato coordinato Eleonora Maltese.

Nella sua introduzione, Domenico Pisana Presidente del Caffè Letterario Quasimodo ha evidenziato come Alessando Centonze utilizzi un linguaggio critico limpido, lineare, affabulante, scientifico, a tratti didattico, essendo suo obiettivo quello di mettere in luce il suo approccio letterario al giallo nordico, che ha delle forti venature sociali atteso che il crimine nasce sempre all’interno di crepe sociali, soprattutto in Svezia e in Norvegia. Centonze – ha affermato Pisana – offre in buona sostanza la Weltanschauung del giallo nordico, ossia la visione di un giallo che va oltre l’usuale programma narrativo del romanzo poliziesco: un inizio accattivante, un intreccio centrale e un finale risolutore.

Molto puntuale anche l’intervento di Giancarlo Poidomani, docente di storia contemporanea all'Università di Catania, che ha messo in risalto come il saggio letterario di Centonze offra una analisi critica dei contesti di degrado sociale e urbano, di diseguaglianze sociali, di ricchezza e povertà all’interno dei quali nasce il crimine al centro dei gialli nordici, e in cui gli assassini diventano tali perché esclusi dai confini sociali. Il critico letterario e scrittore catanese Mario Grasso, Direttore editoriale della casa editrice Prova d'Autore, ha infine evidenziato la straordinaria occasione culturale di ambito letterario che Alessandro Centonze offre con un’opera unica destinata ad informare su un settore di cui la sua indagine critico-storica è pioneristica in Italia.

La serata, che è stata conclusa dall’Autore, il quale ha spiegato i motivi che lo hanno portato a scrivere il saggio, è stata brillantemente arricchita da intermezzi musicali del “Duo Estrella”, composto dal Maestro Lino Gatto alla chitarra e Ilde Poidomani (canto).

 

Salvo Micciché

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