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  • Rubrica: Incontro con l`arte (Michele Digrandi)

Il colore si muove - Acrilico su compensato cm. 30x40 (2003) — Vaso con mimosa - Acrilico su M.D.F. cm. 25,2x48 (2003)

 

La magica sensazione di andare fuori dalla forma è sicuramente derivata, in questi casi, dal lasciarsi guidare dall’istinto nell’esecuzione di ogni opera e da una continua ricerca della forma e della luce, quasi sempre, senza rendersene conto.

E certe volte la luce viene fuori, anche su forme reali, senza averlo voluto o accanitamente cercato.

Questa ricerca non finirà mai perché, anche se ci serviamo e osserviamo le scoperte fatte da chi ci ha preceduto, ci accorgiamo sempre che manca qualcosa per poter asserire che qualcuno abbia trovato e scoperto tutte le essenze e le caratteristiche della Luce Vera.

Quindi proseguiamo nella ricerca!

 

Michele Digrandi

 

 

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La vena decorativa di scuola impressionista

 

Continua il percorso di uno degli artisti più interessanti della nuova stagione pittorica iblea.

Un compendio di suggestive alchimie cromatiche, la collezione dell’artista ragusano, riconducibile ad estetiche impressioniste e postimpressioniste, che portano Michele Digrandi alla trasfigurazione della poetica operata sull’oggetto naturale.

Nell’assecondare frequenti schemi costruttivi indipendenti dall’imitazione del vero, lo specifico di Digrandi scompiglia la linearità della vena decorativa, tratto specificamente siciliano. Digrandi conduce perciò un discorso pittorico sospeso tra naturalismo e antinaturalismo, tra realizzazione mimetica del reale e sua reinvenzione artistica tra l’ottico e il concettuale.

Un discorso corrosivo del classicismo novecentista, esercitato tramite i violenti passaggi tonali, gli impianti intensissimi di luce, e, soprattutto, attraverso una espressività della forma intesa quale modalità di partecipazione emotiva al reale. Palese il ricorso ad una tavolozza cromatica in cui l’energia icastica del colore, il fasto delle cromie esaltate da una luminosità luministica possono essere colti quali debiti ad una matrice isolana.

 

Elisa Mandarà

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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